domenica, gennaio 02, 2005

Perché la critica islamica all'occidente è efficace?

Invece di scandalizzarci ad ogni piè sospinto laddove si parli delle differenze tra l'occidente e l'Islam, bisognerebbe invece riflettere su queste differenze. I più superficiali respingono con fastidio questo tipo di argomenti, abbandonandosi a un semplicistico "sono come noi". Un islamico effettivamente è come noi forse più di chiunque altro, eppure è al tempo stesso da noi distantissimo, poichè l'Islam nutre opinioni differenti su alcuni temi culturali, sociali e religiosi che condivide con l'occidente, e proprio queste condivisioni possono essere materia di conflitto e di contrasto. La critica che fa l'Islam all'occidente non è né balzana nè peregrina, ma estremamente efficace, forse una delle più efficaci tra quelle possibili. Essa ha inoltre il dono di essere espressa nei termini universali di una religione. Non si tratta di dotte dissertazioni filosofiche, ma di quel linguaggio fortemente simbolico che è in grado di propagarsi in larghe fette della popolazione. In qualche modo è un messaggio di massa, se questo termine non suonasse molesto e impertinente per una religione così antica e venerabile. E si tratta di una critica che presenta molti tratti in comune con le tante critiche e descrizioni del tramonto dell'occidente fiorite da un paio di secoli almeno dalle nostre parti.

Leggiamo e commentiamo ancora un intervento dal sito The Islamic feminista: "Isn't it funny Rose that the West can't decide what's wrong with us? Are we too 'materialistic' or too 'austere?' Isn't that curious? Our afterlife, our views of sex between spouses, are too 'decadent', our 5 daily prayers, month of strict fasting, hijab, mandatory charity, is too austere for the 'do what ever feels good' society. Could it be that the West is a bit 'bi-polar', swinging between two unhealthy extremes? confused between their self-repressing Christian roots, and self-worshipping secular modernity? between self denial of our humanity and slavery to our desires? In Islam spiritual growth is by staying within the boundaries set by God, and forsaking EXCESS, not by forsaking NATURAL AND HEALTHY human tendencies. Eating is fine, but eating too much gets in the way of spiritual growth, sex with spouse is O.K., but sex outside of marriage gets in the way of spiritual growth. Material wealth is O.K., and even desired, so that we can spend it in the way of God, but it should be 'in the hand, not in the heart.' The key is to put your intellect and will OVER your desires, to make them YOUR slave, not the other way around. It is not to either DENY them, or ENSLAVE yourself to them. We submit our will to God, not our desires. This is the idea of 'Tawheed; worshipping only God.' This means obeying the boundaries set by Him. God gives us ENABLERS to leading this kind of life The 5 pillars of Islam.
Could it be that the West, as it swings between two extreme poles, always looks at the middle as 'extreme' and 'wrong'. Its Newton's theory of relativity...when you are tilted, a straight line looks crooked from your point of view.
The Prophet said, as I wrote earlier to those who wanted to lead a life of excessive self denial (monks) that this is not his way, and his way is the 'MIDDLE WAY.' The Qur'ân also says, 'who is more misguided than the one who makes his desires his god?' This is Islam: The Middle Way. This is how we are described in the Qur'ân, 'the Nation of the Middle Way.'... a way of life in perfect alignment with the very best of human nature."

Si tratta di una sorta di rovesciamento di una critica che di solito si fa all'Islam dalle nostre parti. La persona autrice di questi pensieri, infatti, sottolinea che spesso l'occidente incolpa l'Islam di eccessiva austerità, ma anche di una concezione poco spirituale dell'aldilà. L'accusa è rovesciata: in realtà è l'occidente eccessivo e innaturale nelle sue manifestazioni, un mondo troppo materiale nelle sue manifestazioni terrene e al tempo stesso troppo spirituale nella sua concezione del mondo superiore e celeste. A ben vedere, questo tema è presente anche all'interno stesso della cultura occidentale. Non da oggi l'occidente rimprovera a se stesso la sfrenata sua tensione faustiana, la sua ricerca di un assoluto spirituale che però troppo spesso si traduce nella ricerca della potenza terrena, mondana, materiale, economica, tecnologica. Nel Faust di Ghoete il protagonista del poema muore nel mentre è intento a realizzare sogni di potenza e di manipolazione delle energie naturali che oscillano tra l'alchimia e la prefigurazione del potere tecnologico moderno. Già varie volte l'occidente ha avuto orrore della sua capacità d produrre potenza materiale e tecnica, talvolta proiettando fuori di sé questi fantasmi, attribuendoli a entità vissute schizofrenicamente come estranee, ma che in realtà convivono con l'occidente da millenni e ne costituiscono una delle radici culturali e religiose. Il timore delirante del complotto ebraico di dominio del mondo attraverso la manipolazione tecnica è in realtà un’attribuzione ad un’entità "etnicamente altra" di qualcosa che è invece profondamente proprio dell'occidente circa ariano. L'islam è invece, la via di mezzo, la possibilità per l'uomo di sapersi sottomettere alla natura senza manipolarla, o almeno senza snaturarla attraverso una manipolazione eccessiva, faustiana della natura. L'islam, al tempo stesso, ha una concezione più facile e più naturale del rapporto con la carne e con la materia, non separandola, come fa il cristianesimo, con un taglio netto e doloroso dallo spirito e dalle sfere più elevate dell'uomo. Questo è, infatti, il significato profondo e velato del paradiso islamico, che a noi pare così materialistico: le 70 vergini, il sesso paradisiaco, i piaceri più terreni goduti in cielo, e così via. Nonostante l'apparente ingenuità di queste scene, esse manifestano l'assenza di questa barriera tra il corpo e lo spirito, barriera che invece tormenta e rende infelice la coscienza occidentale. E' la meravigliosa e naturale via di mezzo, priva degli eccessi nell'uno o nell'altro senso tipici dell'occidentale, sempre alla ricerca di un’impossibile redenzione e sempre tormentato da colpe più o meno misteriose e da peccati originali. Anche un teologo cattolico, Alain Besancon, ha sottolineato la naturalità della fede islamica. Secondo Besancon l'Islam è per certi versi effettivamente una religione naturale con alcuni tratti in comune con le religioni del mondo antico. Dio nell'Islam in verità non si rivela, non fornisce all'uomo una verità altrimenti a lui inattingibile. Per il fedele islamico la realtà di Dio è una verità di fatto, non comunicata attraverso una rivelazione e mantenuta dogmaticamente attraverso un argomento ex authoritate ma evidente in sé, in ogni momento della vita. Dio, rivelandosi a Maometto, trasmette a lui il Corano e si rende più intelligibile all'uomo comunicandogli un messaggio esplicito, scritto in parole di arabo classico, ma non si rivela, non si presenta davanti all'uomo fuoriuscendo dal pozzo dell'assolutamente ignoto. Allah è il divino, ma è quel divino che tutti i popoli antichi vivevano e riconoscevano spontaneamente nelle manifestazioni della natura, con la stessa immediatezza con cui l'Europa secolarizzata vive l'assenza del divino. Egli non è un Dio particolare, noto a un solo popolo e autore di determinate azione storiche che poi si rivela essere l'unico poiché egli lo rivela, ma è la divinità unica e da sempre nota all'uomo che si precisa, che assume contorni più netti rivelandosi a Maometto. Non a caso l'Islam ha affascinato molti pensatori fortemente critici verso il cristianesimo, a cominciare da Nietzsche in alcune sue pagine famose, proprio per questo suo carattere di religione naturale, via ragionevole e via di mezzo. E per questo suo carattere naturale Nietzsche ha separato l'Islam dalle altre cosiddette religioni monoteistiche. Tutto questo può essere, ed è, molto affascinante per un occidentale. Gli occidentali hanno ottenuto indubbiamente molto in termini di benessere materiale, ma anche in termini spirituali: un’inebriante liberazione individuale da ogni legame naturale e tradizionale, che continuamente trabocca dalla sua coppa, ci redime e ci riempie l'anima. Ma questa libertà può anche svuotarci. L'individuo portatore di diritti inviolabili della persona è anche un individuo purtroppo astratto e solitario. Non si tratta soltanto di una definizione giuridica, ma anche di una realtà sociale. L'individuo, allargando i suoi diritti personali, acquisendo la libertà di potersi scegliere, costruire e ricostruire ogni giorno il proprio destino affettivo, lavorativo, ideale e spirituale inevitabilmente logora, taglia o addirittura distrugge molte catene che lo legavano un tempo alla famiglia, al clan, alle gilde corporative, al suo ordine sociale. E queste catene erano però anche sostegni, corde, fili rassicuranti, sentieri ben tracciati, magari opprimenti ma anche protettivi e fornitori di senso. Poiché non è affatto detto che una persona, costretta a trovare da sé stessa un senso ogni giorno per la sua esistenza, riesca poi a trovarlo, questo senso. Ci vuole intelligenza, inventiva e coraggio per una simile impresa, e questo non è da tutti e non è fattibile sempre, per tutto l'arco di una esistenza. Ecco allora l'Islam, la religione della sottomissione, che irride la presunzione, la hybris dell'uomo occidentale, la sua pretesa di farsi pari a Dio, di essere capace di tracciare e lastricare da sé stesso la propria via ogni giorno, di trovare consolazione in un Dio che si limita a condividere la condizione umana incarnandosi, ma che non dà suggerimenti chiari. Anzi, egli incarnandosi ha sostanzialmente abolito buona parte della Legge divina, riducendola all'osso, sebbene egli affermi di averla compiuta, non abolita. Ma questa Legge precedente era forse troppo dura e al tempo stesso portava già in sé, nei messaggi profetici, il seme della propria dissoluzione, la dignità quasi divina concessa alla creatura già nell'ebraismo. Dall'altro lato, l'Islam pone una Legge invalicabile, una corda cui aggrapparsi che porta il credente direttamente a Dio. E al tempo stesso questa Legge è però un carico leggero, quasi dolce, anzi spesso dolce di tutte le dolcezze terrene. Ecco un segreto dell'Islam: la sua misericordiosità verso la debolezza dell'uomo. La Legge c'è, ma non è difficile da compiere. E qui si rivela la naturalità dell'Islam, la sua anti-asceticità. E tornando per un momento al femminismo islamico, possiamo ora capire perché questo movimento non si sia pressoché mai messo in contrapposizione alla religione islamica. La donna islamica vive la realtà di Dio come verità di fatto, natura evidente. Non si tratta di discutere e nemmeno di negare, ma semplicemente di sottomettersi a un dato di partenza: la realtà di Dio. E ricollegandomi al titolo del post, si comprende anche perché la critica islamica all'occidente è così efficace. Esso va a negare e svelare proprio quel non essere mai via di mezzo che è tipico dell'occidente, quel suo stato di disagio e lacerazione tra vertici sempre eccessivi, di totale realizzazione nel mondo o di completa negazione del mondo, sempre comunque alla ricerca di una orgogliosa e perfino arrogante affermazione dell'individuo personale staccato dal contesto naturale. Natura che può essere sia negata in un tentativo di suprema e assoluta elevazione spirituale, sia manipolata e dominata attraverso la potenza tecnologica.

The islamic feminista (2004-12-30 10:04:00) Corespondance between a Christian and a Muslim. http://www.livejournal.com/community/islamicfeminist/53185.html#cutid1

2 Comments:

Blogger ritael ha scritto...

Scusa, ma avevo lasciato un commento che contestava la tua interpretazione sul femminsimo e la Mernissi. Prima c'era, ora non c'è più. Dov'è finito?! Non censurato, spero.

2:34 PM  
Blogger Contropolemico ha scritto...

Distrattona o distrattone, lo hai messo al post sottostante, e ti ho già risposto ;-)

3:10 PM  

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