domenica, gennaio 02, 2005

Il femminismo islamico è una critica all'occidente?

I medesimi dubbi espressi da Lia nel suo post li ritroviamo ancora nel post del solito The Islamic Feminista

Soul-inside scrive: "Islam is proactive to female rights- entitling them to their own money and property (a right that they got much earlier than their European counterparts). One thing that I grieve over is for the secular woman, and the secularized Christian women- now that they have "equal rights" that is they can work full time jobs, they still have to come home and do chores and take care of the kids. Now women have to be 'superwomen'. Women are even working the full terms of their pregnancies here in the States. Islam mandates that the man is 100% responsible for taking care of financial affairs, still permitting the woman to work if she wants to and do what she chooses with her own money- while she is responsible for the household. Granted, this also marginalizes women too. The women who do not want children or the women who want careers and be married. There are Islamic feminists who are dedicated to trying to break the social taboos of such circumstances."

In breve, si rivendica il reale miglioramemnto della condizione della donna nel passaggio dal politesimo tribale all'Islam, seguito poi da un accenno agli aspetti critici della equiparazione giuridica ed emanciapzione ottentua dalla donna occidentale, più o meno cristiana. Il tema della superwoman è un tema tipico del femminismo americano, e crea in genere sconcerto in tutti, comprese le donne. In realtà, quando ci si ritrova ad esaminare il fenomeno della superwoman, della donna cioè costretta a sopportare il doppio carico di lavoratrice competente e professionalmente appagata e al tempo stesso moglie e madre efficiente e adorabile, si finisce spesso in un bivio che è al tempo stesso un vicolo cieco. Il fenomeno della superwoman è da addebbitare ad una insufficiente emancipazione, oppure nasconde in maniera velata il dubbio che non tutto del vecchio ordine fosse da buttare? In altre parole, sono gli uomini che dovrebbero del tutto equipararsi alle donne anche nelle faccende domestiche, e non facendolo caricoano le donne di un peso raddoppiato, finendo per trasformare subdolamente l'emacipazione in una trappola? Oppure esiste uno specifico di genere, un regno femminile che comprende l'allevamento dei figli e la cura del focolare e che rimane, per mistersiose, quasi sacre ragioni, inevitabilmente (e, quindi, non subdolamente) al di fuori della portata del maschio? Nel primo caso, il doppio carcio è solo un ostacolo da superare sulla via della parità definitiva. Nel secondo, ci si troverebbe invece di fronet a una di quelle aporie proprie della vita, che suggerisono ai più pessimisti tra noi una visione al fondo tagica dell'esistenza, sia pure tra mille consolazioni materiali e spirituali.

Ma torniamo a noi. L'Islam ha buon gioco a sottolineare questa aporia. Sebbene l'Islam possa sempre mostrare a suo merito i miglioramenti che esso apportò alla condizione femminile all'inizio del suo sviluppo storico, non può poi però paragonare questi miglioramenti alla parità se non altro giuridica dello Stato di Diritto all'occidentale, che elimina almeno teoricamente le differenze di genere riducendole all'indivduo indifferenziaot portatore dei diritti inviolabili della persona. Non può mostrare un simile grado di parificazione, è vero: ma può però sottolineare, con una efficiacia che è solo sua e che non è di nessuna delle altre correnti religiose tradizionali, come questa concezione astratta dell'individuo porti con sé i suoi disagi inevitabili, e può suggerire con ben altra forza rispetto al femminismo o a qualunque movimento di idee o di opinioni progressista che la soluzione non si trova sempre e soltanto in un cammino che ci sta davanti, in un progresso senza fine, ma può trovarsi anche indietro, alle nostre spalle. L'Islam è infatti libero dalle pastoie progressiste che comunque appesantiscono la critica di sinistra alla modernità.

Così, il nostro buon amico Soul-inside può ben sostenere, con una calma che nessun pensatore progressista occidentale potrà mai esibire, che "Islam mandates that the man is 100% responsible for taking care of financial affairs, still permitting the woman to work if she wants to and do what she chooses with her own money- while she is responsible for the household." In altre parole, si tratta degli stessi pensieri di Lia: garantire alcuni diritti sociali e giuridici alla donna in un campo che rimane però tranquillamente di competenza de maschio, e questo sena alcuna remora o imore di apparire retrogrado o politicamente scorretto. Il pensierio sottostane è che, stabilito che la donna può e deve vedere la propria condizione sociale migliorata in un mondo di maggiore benessere materiale, essa comunque non deve aspirare alla parità perfetta nel mondo del lavoro e degli affari, che deve rimanere un mondo maschile, così come quello della casa e dell'accudimento dei figli rimane il regno della donna. E questo è anche il messaggio dei libri della Merinissi, libri che descrivono in maniera positiva l'operare della donna all'interno dell'Haramlik, il luogo della casa araba riservato alle donne, luogo in cui essa non sarebbe segregata, ma in cui superbamente regna.

Lo stesso soul_inside ammette che una simile visione finisce per penalizzare quelle donne che non intendono fare figli e realizzarsi nella famiglia, quelle donne che non vedono il lavoro e una maggiore emancipazione sociale soltanto con una piacevole aggiunta a una vita che rimane centrata sull accudimento e l'allevamento, ma che invece intendono partecipare a tempo pieno al mondo maschile del lavoro, degli affari, perfino della guerra, in breve della realizzazione di sé attraverso l'ottenimento di obiettivi personali, quasi egoistici, piuttosto che attraverso la cura degli altri (siano pure i figli, questi altri) e l'abnegazione comunitaria.

Va da sé che tutto questo è difficilmente conciliabile con una visione semplicistica della ointegrazione tra cultura islamica e occidentale. Qui non si tratta tanto di paventare terroristi che si fanno esplodere improvvisamente alla'ngolo della strada, o di temere guerre di religione. Qui si tratta di ben altro. Forse non di un pericolo maggiore, ma sicuramemnte di una svolta cultuyrale di ben altra portata. Siamno di fronte a una critica forte dell'occidente e della sua cultura, di una capacità forte e davvero radicale di mettere in mostra con rara efficacia le aporie della condizone occidentale, l'efficacia concreta delle credenze religiose ma anche dei problemi reali e dei fatti concreti e non quella sfuggente e acquosa delle filosofie. Il femminismo islamico è dunque soprattutto una critica all'ccidente, piuttosto che una consolazione per chi vuole pensare, semplicisticamente, che "loro sono come noi: hanno pure le femministe!" Un risultato che delude gli alfieri della facile integrazione. Ma é pensabile che questa critica si possa limitare soltanto alla condizone femminile? Non si estenderà anche ad altri aspetti, come la libertà sessuale, la tolleranza verso gli omosessuali, e tutti quegli aspetti della tolleranza che inevitabilmente finiscono per indebolire l'aspetto comunitaristico della società? Su questo bisogna riflettere. La vita è fatta di scelte, e ogni scelta porta dei vantaggi ma anche alcuni svantaggi, a olte dolorisoi. La scelta liberale è purtroppo, spesso anticomunitaria, e questo genera un disagio, disagio che può essere chiamato in vari modi: diffidenza antitecnologica, rifiuto dell'occidnete, disagio della civiltà. E poi vi sono altri mondi, che invece la scelta anticomunitaria non la hanno effettuata. La loro scelta è e rimane differente. Tra questi mondi l'Islam rimane, per una serie di ragioni, non quello più distante (anzi, per alcuni versi è proprio la presenza di alcuni punti in comune che genera il conflitto), ma quello che rapprestenta, con la sua stessa semplice esistenza, la critica più efficace all'occidente. Per convinzione personale sincera e non per esteriore correttezza politica non chiamerò questa scelta né retrograda né barbarica né malefica, ma comnuque continuerò a chiamarla una scelta differente, che implica percorsi differenti e modelli sociali, giuridici ed economici differenti. E questi modelli non sono sempre integrabili a volontà. Nè si può sempolre risolvere tutto onvoncand un generico illuminismo più o meno diestico e/o più o meno ateistico (dipende dai gusti) di massa che risolva tutto con un tocco magico.

Christian and islamic feminism (2004-12-30 04:33:00; 2004-12-31 08:36). http://www.livejournal.com/community/islamicfeminist/52580.html

4 Comments:

Blogger ritael ha scritto...

Scusa ma non sono d'accordo: Fatima Mernissi non dice che il regno della donna è per forza la casa, ma piuttosto che il dominio domestico, con tutte le sue attività, ha un valore straordinario e fondamentale per il benessere degli individui e della società. Ma non sostiene che la donna deve limitarsi a questo: anzi, esorta sempre le ragazze e le donne a uscire dalla casa, a entrare nel mondo di fuori grazie alla loro forza femminile! insomma, si tratta di un "regno femminile" che deve estendersi con i suoi propri strumenti e nella propria autonomia... Hai letto l'ultimo libro in italiano della Mernissi, "Karawan, dal deserto al web"? (Giunti ed.) Lo consiglio a tutti per avvicinarsi all'argomento.

11:54 AM  
Blogger Contropolemico ha scritto...

Grazie per il chiarimento. Ricalibrerò l'interpretazione della Mernissi. Il nocciolo comunque mi pare quello: le funzioni femminili sono considerate positive e non un complotto segregativo maschilista.

12:24 PM  
Blogger Paola ha scritto...

ma la posizione femminista del complotto maschilista è un retaggio culturale storico anche per le femministe stesse, la rivalutazione del mondo femminile, dei suoi valori, del suo dominio, dell'ambito domestico c'è stato anche in occidente. Il problema si pone quando l'islam riesce ad imporre un costume un modo di fare alla libera autodeterminazione della donna.

11:59 AM  
Anonymous Anonimo ha scritto...

Che il passaggio dal politeismo tribale all'islam sia stato un vantaggio per le donne è tutto da dimostrare. Posto che sia vero per l'area della penisola arabica si può dire lo stesso per tutti i luoghi dove l'islam si è imposto? Per fare un esempio, confrontando i diritti di cui godeva la donna egiziana precristiana con quelli delle donne egiziane prima cristiane e poi islamiche, si è così sicuri che ci sia stato un miglioramento?

Kafir.

5:03 PM  

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