venerdì, dicembre 31, 2004

Donne parlano dei limiti del femminismo occidentale

Se ne parlassi io, non sarei del tutto credibile. Per questo lascio la parola ad altre persone.

Allora, prima di tutte Lia (Haramlik, 2004) la mia interlocutrice preferita: "l'Egitto, laboratorio culturale d'Oriente: dotato di un movimento femminista fin dagli anni '20, dà per scontate buona parte delle conquiste di cui noi ci beiamo come tanti dischi rotti da decenni: le signore studiano, lavorano, guadagnano e, anzi, con l'inflazione che c'è qui sarebbe un bel guaio, se non lo facessero. Hanno voce, le donne egiziane? Direi di sì: sono in politica, nei giornali, nelle università, nelle imprese e dappertutto. Questo fa dell'Egitto un paese 'femminista'? No, assolutamente. E' un paese robustamente maschilista. Lo vorrebbero più 'femminista', le donne di qui?
Onestamente? Non credo."

Lia è una donna italiana, che vive a Il Cairo da alcuni anni e lavora (se ho ben capito) nel campo dell'istruzione. Aderisce a una visione della donna egiziana che è differente da quella diffusa in occidente: la donna egiziana ha accesso al lavoro e possiede alcuni campi di autonomia, non è sottomessa e reclusa come riteniamo noi, o almeno non è così sottomessa e reclusa in casa come possiamo credere obbedendo a uno stereotipo occidentale, un eurocentrismo ingenuo che si fonda sulla convinzione di una superiorità culturale.
Arrivata a questo punto però Lia fa una aggiunta interessante: La donna egiziana gode di diritti sostanziali in un mondo che però rimane robustamente maschilista. E che questo mondo rimanga robustamente maschilista non è affatto detto che sia un male. E' da dire che Questo ultimo pensiero Lia non arriva mai a dirlo con chiarezza. Forse perché un simile pensiero sarebbe troppo politicamente scorretto anche per lei? Chi può dirlo. Certo però che Lia, nello stesso post, accenna ad alcuni possibili guasti di un femminismo troppo spinto. Leggiamo.
"Il percorso delle donne mediorientali in questo secolo è appassionante, a volerlo scoprire, decisamente spiazzante dal punto di vista dei nostri schemi e rappresenta -tra le altre cose- una buona cartina di tornasole dei risultati delle nostre battaglie, del prezzo e della maggiore o minore appetibilità delle nostre vittorie e della vastità delle nostre sconfitte."

Si noti: si mette in dubbio l'appettibilità delle acquisizioni e delle vittorie delle donne, e si accenna a vaste sconfitte. Ma proseguiamo.

"Esiste da qualche parte una seria riflessione femminile sulla cosiddetta "generazione senza padre", ovvero sui figli delle 35/45enni di oggi?
Chiedo, eh. E' un tema che ci riguarda o no? No, eh? Meglio parlare a vanvera delle povere arabe, musulmane loro, per giunta fraintendendone bisogni, aspirazioni e lotte."

Un problema concreto, sia pure solo accennato, non del tutto chiaro. In qualche modo, sembra che Lia si rifersica ad un fenomeno di espulsione del maschio, e soprattutto del padre, dal nucleo familiare.

Tutto questo è molto interessante, ma rimane però poco sistematizzato. Verrebbe da chiedere: qual è il percorso suggerito da queste riflessioni di una donna occidentale che vive in Egitto? Come poter rimediare, almeno parzialmente, a certi guasti, a certe storture? Una parte dentro di me, riflette, con un po' di acquolina in bocca, che forse si potrebbe tentare dui riprisitinare una società robustamente maschilista, che però lasci più spazio alle donne. Un po' come accade in Egitto. Ma sarà vero? Sarà possibile? O si tratta dell'ennesima utopia occidentale?

Haramlik (28 Settembre, 2004 22:47). "Chi è la più bella del reame?". http://www.ilcircolo.net/lia/000573.php