giovedì, dicembre 30, 2004

4 generazioni di donne arabe

Per molti versi il percorso del femminismo arabo, che esiste, è spiazzante. Ma essere e sentirsi spiazzati non basta, sebbene alcuni si accontentino di questo. Occorre anche cercare di rimettere i piedi per terra e partire alla ricerca di una opinione, qualcosa che si avvicini ad una mezza verità.

Nel suo blog Lia ci da un breve riassunto del percorso di 4 generazioni di donne egiziane, come raccontato nel documentario "Dardasha Nesaaeyah", che significa "Chiacchiere tra donne". Il documentario è stato diretto da Hala Galal, dura 52 minuti ed è stato prodotto dalla Misr International Films (Youssef Chahine & Co), Ognon Pictures, Zentropa, Les fils Chafic Fathallah. Si possono trovare commenti su questo documentario su due siti, segnalati da Lia:

http://www.eurofilmsegypt.com/entre_femmes.asp
http://weekly.ahram.org.eg/2004/694/cu6.htm

Lia ha scritto: "Dardasha Nesaaeyah (Chiacchiere tra donne) è un documentario che raccoglie le storie di quattro generazioni di donne egiziane. E segui i racconti di questa bisnonna severissima, uguali a quelli della mia bisnonna - inclusa la proibizione di bere caffè che c'era anche nella mia famiglia e queste analogie non smettono mai di colpirmi.Poi la nonna spigliata e disinvolta, capello all'aria come sua madre, che racconta della sua battaglia per andare all'università e diventare la prima laureata di casa sua, ed è la più occidentale di tutte.Filmini d'epoca, lei in costume da bagno, il padre che bacia la madre e potrebbe essere l'Italia.
Poi sua figlia, che invece ha combattutto contro marito e famiglia per poter indossare il velo. Comincia il risveglio islamico e questa figlia lo prende in pieno e ne fa una bandiera e, qui, cominciamo a perderci: finiscono le analogie, noi non l'abbiamo vissuto, il percorso che questa qui ha imboccato con tanta decisione. Ed è una conservatrice da spavento, questa figlia, e la madre e la sorella la prendono in giro ma solo la madre rimane ferma sulle sue barricate: la sorella è a metà strada e, intanto, si è lasciata convincere e velarsi.E infine la nipotina ventenne e universitaria, velata anche lei (e ti raccontano di quel povero padre, prima contro la moglie e poi contro la figlia, sconfitto da entrambe) che racconta di un suo viaggio in Olanda e del razzismo contro il suo velo."E questo non ti ha fatto dubitare della tua scelta?" "Ma va'! Semmai l'ha rafforzata!"E la nonna (l'occidentale) guarda queste giovani generazioni e, santo cielo, secondo noi la modernità è lei: la nonna!E appaiono altre storie: l'intellettuale femminista che spiega come l'ideale della donna chiusa in casa sia molto più di origine vittoriana che araba. La storia di quella che è chiamata apertamente "l'interferenza" occidentale lungo il percorso del femminismo arabo.E Hala Shukrallah, attivista dei diritti umani che racconta i suoi anni '70, le manifestazioni di piazza e le sue battaglie odierne.E la donna del popolo con i suoi due divorzi perchè: "Non ero felice." "

Il commento di Lia ci dice varie cose: è esistito ed esiste un femminismo arabo, presente con maturità soprattutto in Egitto fin dagli anni '20. Le donne arabe hanno ottenuto molti diritti, soprattutto nel campo lavorativo. Le donne arabe hanno però sviluppato un rapporto con la loro Tradizione (con la T maiuscola) culturale e relgiosa molto meno conflittuale delle loro controparti occidentali. In poche parole, le donne egiziane sembrano avere intrapreso un sentiero di progresso graduale senza rivoluzione in senso occidentale, anzi direi in senso propriamente francese, cioè senza la negazione totale dell'importanza del contatto con le radici tradizionali, e questo, lungi dall'essere uno svantaggio, è semmai un vantaggio rispetto a noi.

Tutto questo si riassume nella vicenda del velo. Il velo, lungi dall'essere una imposizione maschile, è semmai una riscoperta delle ultime generazioni di donne egiziane e/o arabe, soprattutto di quelle più acculturate. Infatti, il fenomeno del velo ha uno dei suoi luoghi di nascita nell'Università del Cairo. Il tono è fondamentalmente ottimistico, sia pure con qualche forzatura. L'interpretazione di Lia è differente da quella fornita dalla MacLeod nel suo libro. Nel libro della MacLeod la riscoperta del velo è una "protesta accomodante", generata dalla tensione tra il lavoro femminile, ricercato dalle donne sia per un desiderio di autorealizzazione che per necessità economica (al Cairo non si vive solo con lo stipendio del capofamiglia) e la tradizionale diffidenza verso la donna che lavora, che per definizione non può essre né una buona moglie nè una buona madre: non avrebbe, anzi non ha obiettivamente tempo per accudire i figli, la casa e il marito. A questo si aggiunge un reale rammarico delle donne stesse, che tendono a non (sottolineo il non) avere un atteggiamento astioso e "rivoluzionario" verso il modo tradizionale e patriarcale, e forse lo valutano come migliore, più naturale, e che gode della approvazione divina, secondo la rivelazione musulmana.