giovedì, dicembre 30, 2004

3 generazioni di donne calabresi

Facciamo ora un confronto con qualcosa di simile, ma anche di radicalmente diverso. Parliamo di un libro di Renate Sibert (1991), uno degli studi migliori sulla trasformazione dei ruoli di genere in Italia. Si trattava di uno studio qualitativo, che copriva tre generazioni di donne che vivevano in Calabria, una delle regioni meridionali più povere.
La generazione più giovane era composta da studentesse universitarie, mentre le altre due erano le madri e le nonne delle studentesse. Le interviste avevano alcuni temi centrali, come il lavoro, la partecipazione alla vita pubblica, l’educazione, i ruoli familiari e il sesso. Lo studio comprendeva un periodo ben preciso, dall’inizio del secolo XX a oggi, periodo che copre il processo di modernizzazione in Italia. Nel libro di Siebert possiamo osservare la nascita di una nuova società, di nuovi valori e la loro influenza sui ruoli femminili. È la storia di una emancipazione difficile, di una parziale modernizzazione, di aspetti tradizionali e patriarcali persistenti, di una comunicazione difficoltosa tra generazioni, e qualche volta di paradossale nostalgia delle generazioni più giovani per alcuni aspetti del mondo antico, ma anche -nelle due generazioni più anziane- di amari rimpianti e di forte rammarico per la rigida schiavitù alle quali erano sottoposte. Le nonne appartenevano per la maggior parte ai ceti inferiori. La maggior parte di loro non aveva mai frequentato la scuola o aveva frequentato solo uno o due anni della scuola elementare. Nessuna di loro parlava italiano, ma il tradizionale dialetto meridionale della Calabria. La maggior parte di loro aveva lavorato duro, fin dall’età di 10 o 12 anni. Erano ancora abituate a coltivare e arare la terra, a raccogliere olive, castagne e legname, a curare il bestiame, a lavare la lana, a cucinare e crescere i fratelli e le sorelle più giovani. Si sposavano presto, ma anche dopo il matrimonio i doveri non cambiavano, così passavano indistintamente dalla condizione di bambine a quella di giovani madri e mogli. Tutte affermavano che il matrimonio aveva aumentato loro la quantità di lavoro. I doveri affettivi e sessuali (così definiti da queste donne: doveri) venivano ad aggiungersi al lavoro, mentre la libertà e il divertimento diminuivano. Soffrivano del risultato di un severo controllo sociale. Uscire per una passeggiata, senza la scorta di un uomo della famiglia era vietato. I loro mariti erano ossessionati dalla gelosia. Anche i loro fratelli, zii e padri esercitavano un rigido controllo su di loro. Solo la domenica e le feste offrivano loro qualche svago sociale. Andavano in chiesa e, qualche volta, c’erano musica e balli. Imparare a cucire e ricamare nelle sartorie era un’altra occasione sociale di libertà. In conclusione, la vita sociale era ristretta solamente ai parenti e vicini di casa. Naturalmente, la solidarietà dei parenti e dei vicini non era un appoggio efficace in un mondo così povero. La povertà e la sofferenza erano sempre condivise, non individuali. Comunque, quella solidarietà era solo un altro strumento di controllo sociale. Invidia, pettegolezzo, malignità erano ovunque. Fin da bambine, una profonda paura del maschio era inoculata in queste donne dai genitori. Vergogna e paura erano uno stato mentale provato verso l’altro sesso, e in generale verso la vita sessuale. Si sposavano totalmente ignoranti in questioni di sesso, non sapendo niente di procreazione e nascita, e non conoscendo nessuna relazione tra il ciclo mestruale, la procreazione e il sesso. Naturalmente, una cultura così rigida non era capace di gestire i conflitti. La violenza era l’unico strumento al quale si ricorreva per la gestione delle crisi (ad esempio, le occasioni nelle quali le donne avevano infranto le regole sociali).
La seconda generazione, composta dalle madri delle studentesse, era una generazione combattiva. Sebbene soffrisse della maggior parte delle limitazioni sociali già esperite dalla generazione precedente, lottò per la libertà e raggiunse molti obiettivi. Molte di loro diventarono impiegate e guadagnavano per proprio conto. Alcune combattevano contro i propri parenti e mariti per ottenere la libertà di lavorare. Altre, comunque, non avevano da combattere perché la tolleranza era aumentata dopo la seconda guerra mondiale. Nondimeno, i controlli sociali erano ancora severi. Queste donne avevano ancora bisogno di dare una spiegazione al proprio marito per uscire a fare una passeggiata. Una vita sociale povera offriva pochi luoghi pubblici, prevalentemente solo la chiesa, che era un regno femminile dove le donne si incontravano tra loro, organizzavano feste e fiere e seguivano i propri interessi di carità. La relazione con il proprio marito era più affettuosa e romantica rispetto alla generazione precedente. Le persone non avevano più solamente una funzione sociale, ma iniziarono a sviluppare una personalità e a esplorare le proprie aspettative ed emozioni: fecero così esperienza dell’amore romantico, un importante fenomeno sociale che stimola nelle donne indipendenza e autonomia (Elias, 1969). La gelosia dei mariti era ancora grande. La generazione delle madri era ancora contaminata da una profonda vergogna del sesso, ma era meno ignorante e più capace di gestire la propria vita sessuale. L’educazione delle madri era maggiore di quella delle nonne, tanto che tutte loro avevano frequentato la scuola elementare. Queste donne erano già adulte quando la grande moderna trasformazione della società italiana e l’economia fecero l'esperienza del boom, negli anni '50 del secolo scorso, e improvvisamente apparvero la televisione, l’acqua, le forniture di gas e luce elettrica e gli elettrodomestici. Le madri cercarono di realizzare loro stesse tramite le proprie figlie. Erano felici per la libertà sociale e l’educazione delle proprie figlie che potevano frequentare l’università e provare l’esperienza di nuove forme di socialità giovanile.
L’ultimo esempio era costituito da studentesse contemporanee, di età tra i 18 e 26 anni. L’ambiente sociale è definitivamente cambiato: nessun genitore di queste studentesse lavorava come contadino. Le famiglie avevano perso la caratteristica di grandi famiglie patriarcali. Nessuna zia o nonna sembrava essere una figura così importante, mentre alcuni amici parevano assumere quel ruolo, sebbene molte ragazze fossero precocemente fidanzate fin dalla prima adolescenza e la coppia tendesse a distruggere l’amicizia tra pari. L’inibizione sessuale giocava ancora un ruolo. Il mondo tradizionale era morto, il villaggio popolato da parenti e vicini scomparso, pur tuttavia le nuove forme sociali erano ancora deboli, e l'universo sociale di queste ragazze tendeva a implodere nella direzione del nucleo familiare e del fidanzato. In questa transizione le madri giocavano un ruolo esterno: sostituivano la mancanza di pari, svolgendo la parte di amiche per le loro figlie durante l’adolescenza. Tuttavia, quando queste figlie crescevano le differenze culturali diventavano una barriera. I padri sembravano spesso psicologicamente distanti, forse perché si sentivano fuori dalla nuova società, o anche materialmente assenti, perché emigrati durante l’infanzia delle proprie figlie. Ciononostante, alcuni di loro sembravano assumere una nuova figura di genitore maschio, caloroso, amorevole e affettuoso.
I ruoli dei sessi sono ancora in transizione. Forse è questa l’area di transizione maggiormente armoniosa. Le ragazze sembrano essere attratte sia dalle nuove opportunità della libertà moderna sia dalla maternità, anche se la persistente assenza di reali relazioni orizzontali con i pari e di opportunità sociali – come i club, le associazioni e i gruppi di interesse – e la persistenza della società verticale e gerarchica – con i suoi correlati come il clientelismo, il favoritismo e il familismo – indirizzano le ragazze verso il polo moglie-madre della loro autonomia adulta, mentre il polo della vita sociale e lavorativa rimane nebbioso e incerto.

Tabella 1 - La vita sociale femminile nell’antica Italia rurale.
· Clan e relazioni familiari verticali sono privilegiati, mentre la socializzazione orizzontale con i propri pari in club e gruppi di interesse è assente o deve affrontare duri ostacoli e disapprovazione sociale
· I ruoli sociali sono gerarchici e rigidi
· I valori sociali privilegiano il rispetto delle regole sociali
· Un severo controllo sociale è condotto da parenti e vicini
· Le donne hanno un ridotto accesso al lavoro e all’indipendenza economica.

Tabella 2 - La vita sociale femminile in transizione tra l’antica Italia rurale e la società occidentale.
· Le relazioni orizzontali con propri pari e amici sono presenti ma non ancora formalizzati in club o gruppi di interesse (il cosiddetto principio associativo, secondo Tocqueville, è ancora mancante)
· Gli amici maschi tendono parzialmente a sostituire i parenti e i vicini nei controlli della vita sociale e sessuale delle donne
· Le ragazze tendono a creare una coppia socialmente chiusa con il proprio fidanzato
· Da un punto di vista culturale, l’accesso da parte delle donne al lavoro e all’autonomia economica è accettato, sebbene non ancora totalmente applicato: il tasso di donne disoccupate rimane più alto
· Il nucleo familiare (genitori e due o tre bambini) è la struttura centrale sociale

Elias N. (1969), Über den Prozess der Zivilisation. I. Wandlungen des Verhaltens in den Weltlichen Oberschichten des Abendlandes, Suhrkamp, Frankfurt.
Siebert, R. (1991), “È femmina però è bella”. Tre Generazioni di Donne al Sud, Rosenberg Sellier, Torino.
Tocqueville, A. de (1835). De la Démocratie en Amerique. Paris: Gosselin.