venerdì, novembre 05, 2004

Theo Van Gogh: mode d'emploi

Questo blog userà l'onestà intellettuale come un'arma contundente. Che vuol dire? Che qui si cercherà di presentare ogni verità in maniera talmente franca, talmente onesta, che i limiti di questa stessa verità saranno sempre in primo piano, e la sua inevitabile e umana, troppo umana natura di mezza verità non sarà mai nascosta. Ma, si badi bene, tutto questo non allo scopo di ottenere un brodoso e semolinoso status di terzismo o di terzietà, come già teme qualcuno dei miei piccoli lettori (Mark, smettila di spernacchiarmi!), bensì per lo scopo opposto: per rafforzarla con scaglie di acciaio, questa verità, e mandarla per il mondo come una lupa tra gli agnelli, agguerrita e franca e capace di costringere il pubblico ad accettarne, almeno in piccola parte, il suo aspetto più tenero e sincero.
Prendiamo Theo Van Gogh. Regista olandese, autore di un film sulla donna islamica, ucciso da un uomo in disaccordo con i suoi pensieri. La BBC nasconde pudicamente nella titolazione il fatto che l'assassino si potrebbe definire, con qualche approssimazione, un individuo di fede islamica non particolarmente scettico intorno alla bontà e alla forza delle sue credenze religiose. Un uomo, un credente che qualcuno in ambienti progressisti potrebbe definire: un Buttiglione islamico. Siamo costretti a questo paragone forte e, ammettiamolo, offensivissimo per il povero Buttiglione, per aprire le orecchie dei nostri lettori. Ma un Buttiglione moltiplicato, un Buttiglione che non si limita a definire una azione peccato, ma che imbraccia la mannaia e colpisce, facendosi braccio secolare.
Ma dove risiede la nostra vantata onestà? Nel sapere che questo racconto si presta bene a strumentalizzazioni. Sappiamo bene che il semplice riportare tale triste vicenda evoca il vento dello scontro di civiltà. Se parliamo di Van Gogh e della sua morte, col solo parlarne suggeriamo, ne siamo coscienti, che nello scontro di civiltà qualcosa di vero c'è, se basta a scatenare le ire di un uomo comune e a trasformarlo in un esecutore della giustizia divina.
Bene, è vero. Anche solo riportando freddamente i fatti e separandoli dalle opinioni, comunque esprimiamo una opinione. In verità, non che lo scontro sicuramente ci sia, di quello siamo i primi a dubitarne (ma anche i primi ad esserne certi, in altre ore del giorno) e invidiamo le certezze di altri. Ma che tuttavia, lo scontro potrebbe esserci, magari in forme limitate ma comunque ben poco digeribili.
Ma cosa è uno scontro di civiltà? Questa è quella che comunemente si dice: una buona domanda. Promettiamo di consultare ed esporre le idee di alcuni testi in un prossimo blog. Per ora aggiungiamo solo un pensiero sparso. Che per ora vi è scontro, non so quanto di civiltà, tra chi teme e desidera al tempo stesso questo scontro e chi lo teme e non lo desidera affatto. La situazione, magmatica e quanto mai doppia, si presta bene a questo gioco. Dall'11/9 assistiamo spesso a dei fatti che sono sempre abbastanza seri da far temere una conflagrazione forse non di civiltà, ma comunque di potenti e organizzate forze contrapposte, ma al tempo stesso non sufficientemente seri da scatenare dichiarazioni di guerra a catena come dopo l'attentato di Sarajevo. I morti in Spagna, Theo Van Gogh, le stesse Due Torri, perfino la guerra in Iraq non sembrano mai abbastanza a questa lupa assetata di sangue. O almeno, le Due Torri non sono abbastanza per noi in Europa. Siamo sinceri: ci alziamo la mattina, ci incartocciamo nel traffico, compriamo il giornale, ci rechiamo a fare colazione al bar. Se pure è guerra, è o non è una drole de guerre? Dove sono gli scontri epocali di El Alamein, Dunkirk, Stalingrado, la Normandia, le Ardenne? Non sorgono ancora all'orizzonte le orde vocianti e dipinte dei barbari. Che fare? Si tratta di un affare di Carabinieri e Polizia o di qualcosa di più serio? Ma non divaghiamo, il nocciolo è un altro. Come nascondersi che molti di noi, affascinati dallo scontro di civiltà, siamo anche irritati contro decenni di disprezzo e cumuli di colpa rovesciati addosso, da destra e da sinistra, alla nostra fantomatica, ridicola, sfuggente eppure amata civiltà e identità occidentale? E anche per questo, sebbene non ne abbiamo ancora letto una pagina, ci siamo permessi di apprezzare a scatola chiusa i comizi di Oriana Fallaci. Ma non basta, altre portate si aggiungono. Come trattenere il sospetto che coloro che ci dicono: pazzi! Don Chisciotti! o peggio: servi! o approfittatori e arraffatori di petrolio! in parte nutrano loro stessi, nel loro cuore, il timore che forse qualcosa di vero pur c'è, che c'è un po' di scontro, magari uno scontruccio, un conflitto, un problema, un alterco, un litigio, un disguido, o almeno un tamponamento di civiltà, tra noi e i popoli islamici? E, timore ancora peggiore, che questo disguido, questo tamponamento li costringa, almeno per un attimo, a smettere i panni del progressismo e dell'illuminismo, e a vestire l'arrugginita armatura del crociato. Un crociato magari sovrappeso, ma convinto delle sue ragioni: che l'occidente non è solo una cornice protettiva che tutto comprende e nel quale tutto confluisce inevitabilmente e automaticamente, per forza illuministica della ragione o per energia romantica della storia, ma che talvolta, almeno talvolta, magari solo talvolta, ma, ripeto con forza: talvolta, sia un confine da difendere?

2 Comments:

Anonymous Anonimo ha scritto...

Non ho niente di intelligente da dire, ma volevo essere il primo. Signùr quanto sei denso. Guarda che i blogger, con tutti i temi che hai ficcato qui dentro, ci campano minimo sei mesi. E poi io non spernacchio: sono un signore.

11:40 AM  
Blogger Contropolemico ha scritto...

Questo non è un blog, ma un libro a puntate. La densità è ancora bassa

12:21 AM  

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