martedì, novembre 09, 2004

L'amore e l'occidente

Perché le nostre idee si affermino, siamo disposti a tutto, perfino a rinnegarle. Spiegherò poi questo aforisma. Per ora, prima di tornare a parlare del velo (prosecuzione del post di ieri: Il velo e l'appraisal) dirò due cosine di feroce autocritica: ma cosa è tutto questo sospetto preoccuparsi per il benessere delle donne, dei gay e di altre popolazioni deboli e minacciate dei fondamentalismi non occidentali? (Evito il termine Islam per non essere politicamente scorretto). Non è quanto meno sospetto questo atteggiamento, questa spada tratta in difesa delle donne, da parte nostra che siamo dei feroci con? sebbene dei con dal prefisso ambiguo: non si sa più se neo, paleo o, peggio, con nel significato gallico del termine. Cosa è questo caritatevolmente peloso, progressivo e progressista preoccuparsi per la sorte del bel sesso, o del sesso debole? Certo che sono dei bei tipi questi conservanti, conservativi e conservatori. Vogliono farci credere che sono preoccupati per le donne? Difficile a dirsi. Voi ci credete?
Risponderò che un sospetto di pelosità è, purtroppo, inevitabile e ci guarderemo bene dal raderci. Tanta misericordia per un popolo, le donne, che sono state spesso il bersaglio degli strali dei nemici del progresso desta sospetto di malafede e strumentalizzazione: c'è poco da fare. Tuttavia, in attesa di chiarire questo punto a noi stessi per primi, cominciamo col dire che spesso i conservatori di occidente si sono trovati di fronte a questa aporia: che essendo la tradizione occidentale una tradizione di auto-rinnegamento, che questo e nient'altro è il progresso, il conservatore occidentale si trova costretto spesso e volentieri a soccorrere l'oggetto del suo reazionario amore, la tradizione e la cultura (o la cuiviltà) occidentale, in nome del suo contrario: per la sua tolleranza, per la sua tendenza a rivoltarsi. Quante volte abbiamo sentito il detto meravigliosamente contraddittorio: "diffidiamo dei non occidentali, poiché essi non sono tolleranti come noi!". Lo stesso Locke, da qualche parte (devo controllare dove al più presto), diceva a se stesso e ai suoi lettori: "che fare coi papisti? essi non condividono la nostra liberalità!" Ma ci sono esempi più estremi. Prendiamo il conte Joseph Arthur de Gobineau, razzista primigenio e autore di uno dei testi sacri del razzismo e della destra estrema. Un fior di reazionario, altro che conservatore. Ebbene, nel suo Essai sur l’inégalité des races humaines (1853–55), egli sostiene, con singolare apertura mentale, che la caratteristica delle razze superiori, naturalmente di ascendenza germanico-aria (ma è da notare che il nostro, da buon francese, diceva che i più puri esponenti di tale sangue erano i nobili francesi, mentre i borghesi tedeschi erano razzialmente corrotti), caratteristica connotante, dicevo, della superiorità razziale era la capacità di trattare le donne su un piano di rispetto e perfino di parità, mentre notoriamente le inferiori razze nere e gialle maltrattavano le loro donne. Che dire? Bislacche contraddizioni di un cervello balzano? E' possibile. Segnaliamo allora rapidamente un altro testo, di Denis de Rougemont: L'Amour et l'Occident (1939, edizione "definitiva"1972). L'autore non è reazionario, ma certamente nemmeno un progressista. E tuttavia egli alza un cantico all'amore e alla donna come cuore della tradizione occidentale. E non finirebbe qui. Ma finisce qui, per ora, questo elenco.
E così il nostro conservatore occidentale finisce per rivelarsi un bel tipo pieno di confusioni e di contraddizioni. Per carità, non si tratta mica sempre di tipi coltissimi come il de Rougemont. Ma anche il borghese medio, chiuso nel benessere del suo campanile di paese e diffidente verso gli estranei, ben cosciente che, di fronte al mareggiare delle immigrazioni, che lui teme infastidito (e noi con lui qualche volta o anche spesso, poiché, come sapete bene, proviamo un piacere perverso nel rivelare i veleni del cuore, sperando di poterli almeno in parte purgare, o anche sospettando che quei veleni possano svolgere una azione non del tutto spregiabile e negativa), non c'è molto da fare. E allora si attacca a tutto, magari allo scontro di civiltà, o alle differenze culturali, o ad altre cosettine raccattate sui marciapiedi. E qundi, si torna all'aforisma iniziale: Perché le nostre idee si affermino, siamo disposti a tutto, perfino a rinnegarle. Ma ora basta, mi accorgo che il fiato si accorcia, non abbiamo ancora meditato su queste non semplici questioni, si è fatto tardi e le luci si accendono dai vani delle finestre ed è ora di tornare a parlare del velo (prosegue con Il velo come riconciliazione)

Letture:
de Gobineau, A.J. (1853–55). Essai sur l’inégalité des races humaines.
de Rougemont, D. (1939, edizione "definitiva"1972). L'Amour et l'Occident.